La foto della settimana: La Verna e la Pasqua di San Francesco

Al termine della Settimana Santa, in un continuum tematico che richiama la foto della scorsa domenica, oggi propongo un salto dall’Umbria alla Toscana verso un altro luogo legato alla figura spirituale di San Francesco. Un luogo che è famoso tanto quanto Assisi e che è oggetto dello stesso interesse cultural-religioso: il Santuario Francescano della Verna.

La VernaSito in provincia di Arezzo, il Santuario della Verna è molto caro ai fedeli devoti a San Francesco in quanto proprio qui, sul monte solitario e selvatico che un nobile aveva offerto in regalo a Francesco, quest’ultimo era solito ritirarsi in preghiera e in solitudine per lunghi periodi ogni anno. Ed è proprio qui che, come risposta alla preghiera rivolta a Dio di poter partecipare alla Passione di Cristo, il Santo ricevette le stimmate.

Immerso nella natura, su un’altura che domina il Casentino e l’Alta Val Tiberina, il Santuario non solo ripropone lo stesso clima di composta quiete e rilassata contemplazione che mi trasmette Assisi, ma attraverso l’evento delle stimmate diventa rappresentazione imprescindibile di quella Pasqua che proprio oggi celebriamo.

E per non dilungarmi troppo con parole che potrebbero risultare vuote o prive di senso, lascio che sia questa immagine a comunicare qualcosa al posto mio e chiudo questo pensiero della domenica augurando a tutti di trascorrere una

Serena Pasqua!

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La foto della settimana: ricordi di Assisi per la domenica delle palme

Oggi mi serviva una foto particolare, un’immagine che fosse collegata a un ricordo speciale ed evocativo insieme. Non ci ho messo molto a far ricadere la scelta su una città simbolo dell’Umbria e sull’edificio che di tale città è emblema. Oggi si va quindi ad Assisi, e precisamente alla Basilica di San Francesco.

Basilica San Francesco, AssisiSono stata ad Assisi due volte, la prima per una gita fatta con la scuola e la seconda per un blog tour. Se della visita di epoca scolastica ho solo ricordi sbiaditi, perlopiù conservati su vecchie fotografie a pellicola, dell’esperienza fatta in blog tour ho memorie molto più vivide – e non solo fotografiche. Sorvolando sul fatto che il blog tour abbia lasciato alquanto a desiderare, sono comunque affezionata a quel weekend umbro per tutta una serie di motivi.

Innanzitutto, in viaggio con noi c’era il mio cugi-nipote Enea. Beh, tecnicamente lui viaggiava ancora dentro la pancia della sua mamma, ma era comunque con noi… e visto che poco dopo ha deciso di nascere – con larghissimo anticipo sui tempi – ricordo Assisi come l’ultimo viaggio insieme a mia cugina incinta (peccato solo aver perso tutte le foto di lei col pancione!).

Secondo poi, quella tappa ad Assisi è stata un po’ come tornare a marinare la scuola. Con la stessa, identica sensazione di spensieratezza che caratterizza le bravate adolescenziali ;-) Lasciando stare il fatto che non ho quasi mai fatto puffi a scuola e quando lo facevo avevo il consenso preventivo dei miei genitori, per noi quella domenica passata pigramente a passeggio per Assisi aveva tutto il sapore della più autentica trasgressione.

Infine, uno dei ricordi più cari di quella giornata è la sensazione di calma e tranquillità che ho provato avvicinandomi passo dopo passo alla Basilica di San Francesco. Nonostante la folla che spesso e volentieri si incontra dentro e fuori dalla chiesa, è indubbio che nei paraggi dell’edificio che ospita la tomba del “poverello di Assisi” si respiri un’aria di ispirata contemplazione.

E credo di poter dire senza ombra di smentita che questo senso di pacifico stupore inonda l’anima di chiunque si appresti ad attraversare l’ingresso della basilica, sia esso credente o laico. Perché al di là del valore profondamente religioso che avvolge questo santuario, il visitatore rimane appagato anche dall’elevato valore artistico dell’edificio. E’ sufficiente menzionare la possibilità di ammirare il ciclo di affreschi di Giotto, sapientemente recuperati e restaurati dopo il terremoto del 1997, per programmare una visita ad Assisi approfittando dell’arrivo della bella stagione.

E poiché in questa giornata di fine marzo il mondo cattolico festeggia la domenica delle palme, mi sembra che la scelta della foto della settimana sia stata in un certo senso obbligata, anche se non scontata. Stavo cercando, infatti, un ricordo che fosse a metà strada tra il religioso e il culturale; credo che Assisi e la Basilica di San Francesco rappresentino al meglio entrambe le prospettive, o no?

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La foto della settimana: a passeggio lungo la Loira

E’ ufficiale: abbiamo svernato! La primavera – sia astronomica che convenzionale – è arrivata, gli eventi celesti del 20 marzo (equinozio, superluna e la tanto attesa eclissi) si sono verificati, ora aspettiamo solo che si concludano i si-spera-ultimi giorni di pioggia ma l’inverno si può ufficialmente considerare come un ricordo del passato. E con la primavera è tornata anche la voglia di ripartire: non solo ho già pronto un intenso programma fatto di viaggi, gite ed esplorazioni di varia natura per i prossimi mesi, ma ho già iniziato a pensare anche alla vacanza estiva (il viaggio di almeno una settimana, per intenderci) che avrà luogo presumibilmente nel mese di agosto.

La meta non è ancora decisa… in ballo ci sono tre regioni francofone che mi ispirano da matti, ma ho tutto il tempo necessario per arrivare a una scelta definitiva. Il fatto, però, che ad attirarmi siano tre regioni di lingua francese la dice lunga su quanto il viaggio del 2014 abbia lasciato il segno. È un po’ come se fossero stati piantati in me dei semi che ora mostrano i primi germogli, tanto per restare in tema di primavera :-) E se sognare nuove mete francesi (ma non solo) è una faccia della medaglia, dall’altra parte ci sono ad accompagnarmi i ricordi autenticamente francesi dell’ultima vacanza. Uno tra i tanti? La passeggiata lungo il quai de la Saussaye a Blois, ridente cittadina francese attraversata dalla Loira e pertanto compresa nel perimetro della famosa valle classificata come Patromonio Mondiale dell’UNESCO.

BloisEra il penultimo giorno di viaggio, stavamo lasciando la Normandia ed eravamo diretti a Sud verso Digione. Prima, però, ci attendevano due tappe affascinanti nella provincia Turenna della Valle della Loira. In questo caso, la realtà ha rispecchiato fedelmente quanto descritto nel programma di viaggio poiché abbiamo effettivamente percorso la vallata della Loira concedendoci una visita esterna ai favolosi castelli che l’hanno resa famosa: Amboise e Blois. Converrai con me che una visita esterna non è il massimo della vita, non quando si tratta di castelli… men che meno quando si sta parlando dei nientepopòdimenoche castelli della Loira. Ma tant’è, il programma di un viaggio organizzato non si cambia, ricordi?

E siccome in un viaggio organizzato i tempi sono serratissimi, quando abbiamo messo piede a Blois – guarda caso all’ora di pranzo – il tempo libero a nostra disposizione imponeva una scelta strategica. Contrariamente a quanto deliberato dalla maggioranza del gruppo, una volta adocchiato il castello (che sicuramente merita una visita approfondita, meglio se inserita in un itinerario dedicato solamente ai castelli della Loira), io ho optato per il rinvio del pranzo pur di dedicare il poco tempo concesso alla scoperta della cittadina. Ed è stato quasi per caso che, discesa la scalinata della piazza del castello mi sono ritrovata insieme a uno sparuto gruppo di minoranza a gironzolare per le viuzze del paese fino a ritrovarmi di fronte a lei, la grande protagonista della regione, la regina che regna incontrastata tra i tanti castelli che unisce: la Loira. E in una calda giornata di sole, ci siamo coccolati con una rilassata passeggiata lungo le banchine.

Una passeggiata che rifarei molto volentieri, magari con una puntatina oltre il pont Jacques Gabriel verso il quartier de Vienne o, perché no?, semplicemente interrompendo la camminata per sedermi a riva e godermi l’aria, il sole, l’atmosfera primaverile di Blois. In compagnia della Loira.

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La foto della settimana: atmosfera country a Savignano city

Ormai non mi stupisco più se, quando esco di casa per una camminata, la durata di tale sana attività risulta maggiorata dal tempo speso a fotografare i dintorni. Perché ho imparato a non uscire mai di casa senza smartphone (prima lo facevo e mi sgridavano tutti…) e di conseguenza non c’è volta che non me ne torni a casa con nella memoria del cellulare una decina di fotografie che prima non c’erano :-) Ma che posso farci, se qualsiasi particolare di ciò che mi ritrovo davanti mi sembra perfetto per essere instagrammato?

Eh sì, perché per quanto io sia capace di camminare con la testa per aria guardandomi attorno alla ricerca di particolari insoliti, la mia mente è capace di farmi riconoscere alcuni scorci come immediatamente perfetti per Instagram, uno dei miei social network preferiti. E non mi preoccupo più di tanto di realizzare lo scatto perfetto, quanto di catturare il quadro d’insieme (questo sì!) per poi enfatizzarlo attraverso i filtri di Instagram. Come forse avrai capito, quindi, non è il tempo speso per la singola fotografia ad incrementare la durata della mia camminata quotidiana, bensì il numero delle volte in cui mi fermo per scattare delle foto…

La mole di fotografie accumulate, poi, tende ad aumentare quando scelgo di percorrere i miei 7 km lungo tragitti alternativi a quello che faccio abitualmente. Perché in questo caso parto proprio con la voglia di andare in esplorazione e il desiderio di lasciarmi stupire da angoli insoliti di Savignano mi porta a fermarmi ancor più del solito. Se poi consideriamo la mia predilezione per i paesaggi di campagna e per i tramonti, quando esco di casa nel tardo pomeriggio rischio di impiegare ben più dell’oretta standard dedicata alla camminata… ammesso e non concesso che la batteria del cellulare resti al mio fianco fino alla fine ;-)

savignano countryQualche pomeriggio fa, per esempio, in uno dei miei (in)soliti giri mi sono ritrovata a sbirciare da lontano verso questa casa solitaria che spiccava in mezzo al verde dei campi, al di là di una distesa rigogliosa di carciofi e sotto una coltre di nubi violette che preannunciava il calare del sole. Come resistere? Io ho provato a tirare dritto per la mia strada, ma è stato più forte di me: fatti pochi passi, sono tornata indietro per catturare l’atmosfera country di questo quadretto campestre, certa che su Instagram avrebbe dato buoni risultati. Io dico che ho fatto bene a tornare sui miei passi; e a te, che te ne pare?

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Le spiagge dello sbarco in Normandia: Arromanches Les Bains

Era il 4 giugno 1944.

Quella mattina, Rommel [maresciallo al comando del Gruppo d’Armate più importante e meglio equipaggiato dell’esercito tedesco, n.d.a.] si preparava a partire. Per parecchi mesi aveva sperato di passare qualche giorno in Germania ai primi di giugno. […]

Dal giorno stesso in cui era arrivato in Francia, verso la fine del 1943, il problema di dove e come fronteggiare l’attacco alleato lo aveva gravato di un fardello quasi insopportabile […].

Arromanches les Bains, NormandiaLe strane invenzioni di Rommel erano semplici e al tempo stesso micidiali. Il loro scopo era d’impalare e distruggere i mezzi da sbarco carichi di truppe o d’immobilizzarli per il tempo sufficiente a concentrare su di essi il tiro diretto delle batterie costiere.

[…] Nella storia della guerra moderna non era mai stato preparato contro una forza d’invasione un più micidiale o poderoso sistema di difesa. […]

Rommel pensava di poter lasciare per qualche giorno il suo posto […]. Era infatti ormai trascorso il mese di maggio e con esso il periodo più propizio a uno sbarco in forze degli Alleati. Così il maresciallo aveva concluso che sarebbero passate molte settimane prima che fosse effettivamente tentata l’invasione […].

Maresciallo Rommel

Il maresciallo Rommel fotografato sulla costa bretone (Foto tratta da “Tutta la seconda guerra mondiale. Gli uomini – I fatti – Le testimonianze”, Vol. III, pag. 285)

Rommel era molto contento di partire. Sul sedile accanto a lui c’era una scatola contenente un paio di scarpe di camoscio grigio, per sua moglie. C’era una ragione particolare e umana per cui Rommel voleva esserle vicino il martedì 6 giugno. Era il compleanno della signora Luise. […]

Martedì 6 giugno sarebbe stato il giorno dello sbarco.

Arromanches les Bains, NormandiaCosì io mi sono preparata al viaggio (organizzato) della scorsa estate. Immergendomi nella lettura del terzo volume de “Tutta la seconda guerra mondiale. Gli uomini – I fatti – Le testimonianze”. Riempiendomi gli occhi delle centinaia di immagini in bianco e nero, scattate dai reporter di guerra, che hanno dato un volto agli uomini – soldati e ufficiali – impegnati sui due fronti in guerra.

D-day, paracadutisti americani

Paracadutisti americani che si avviano per l’imbarco (Foto tratta da “Tutta la seconda guerra mondiale. Gli uomini – I fatti – Le testimonianze”, Vol. III, pag. 278)

Studiando le carte di Jac Mercier e Luciano Simonetti, per farmi un’idea precisa sul teatro di guerra e sugli stati di avanzamento dell’Operazione Overlord. E divorando le pagine dedicate alla ricostruzione ora per ora dei drammatici avvenimenti del cosiddetto giorno più lungo della seconda guerra mondiale. Il “Giorno X”. Il D-Day.

Arromanches les Bains, NormandiaIn pratica, da quando ho prenotato il Tour Normandia e Bretagna organizzato da Davani Viaggi questo pesante volume è diventato il mio miglior amico. Non passava giorno senza che ne leggessi un pezzo, perché l’inserimento di Arromanches les Bains e della visita al museo e alle spiagge dello sbarco nel programma del terzo giorno di viaggio mi faceva desiderare che i giorni pre-partenza passassero in fretta, tanta era la voglia di ritrovarmi su quella parte di costa francese dove l’assalto alleato ha segnato il preludio della Liberazione – della Francia prima e dell’Europa poi – dall’oppressione nazista. E io volevo conoscere, sapere, approfondire per arrivare preparata a quel fatidico “terzo giorno”.

Arromanches les Bains, NormandiaPiù leggevo, poi, e più venivo a conoscenza di curiosi dettagli e singolari sincronismi che mai mi sarei aspettata di trovare associati a siffatta operazione di guerra. Grazie al giornalista Cornelius Ryan, che intervistò centinaia di testimoni (alleati e tedeschi) per ricostruire su entrambi i fronti gli eventi di quelle ore, ho appreso che Rommel aveva sì ideato un sistema difensivo micidiale, ma la piena portata dello stesso non poté essere dispiegata perché, oltre a non aver compreso subito che il campo di battaglia della Normandia sarebbe stato decisivo, per uno strano scherzo del destino sia nei giorni precedenti, sia nelle primissime ore del mattino del D-Day, le comunicazioni tra i vari reparti dell’armata tedesca non funzionarono propriamente a dovere.

Arromanches les Bains, NormandiaHo capito che per tutto il mese di maggio si era andato costituendo nell’Inghilterra meridionale un immenso arsenale, fatto di migliaia di uomini, mezzi e materiali i quali attendevano solamente che giungesse il comando di un uomo, il generale Eisenhower, a dare l’avvio definitivo allo sbarco in Normandia. Ma nessuno – nemmeno lo stesso Eisenhower – poté conoscere o prevedere in anticipo quale tra i primi giorni di giugno sarebbe effettivamente stato il D-day perché la decisione dipese in larga parte dall’andamento altalenante delle condizioni atmosferiche, da concitate considerazioni sulla luce lunare e sull’avvicendarsi delle maree, nonché da pressanti calcoli che tenevano impegnati i meteorologici di entrambi gli schieramenti – gli uni perché si potesse decidere quando sarebbe stato lanciato l’assalto, gli altri perché si potesse tentare di prevederlo e di organizzare la difesa.

Arromanches les Bains, NormandiaPer non parlare di quanto sia rimasta colpita dai numeri: quello delle navi, dei mezzi d’assalto, dei carri armati, delle munizioni che nella grigia luce dell’alba lasciarono le coste inglesi per avvicinarsi alle spiagge normanne; quello dei piloti, dei paracadutisti e dei soldati di diverse nazionalità che fecero effettivamente il D-day e quello di coloro che rimasero feriti o perirono sulle spiagge prima, durante e dopo lo sbarco; o ancora, quello dei prigionieri che furono presi dagli alleati tra le unità della Wehrmacht di stanza in Normandia e imbarcati per l’Inghilterra.

Insomma, potrei passare ore ad elencare tutti i fattori e le coincidenze che hanno reso l’impresa dello sbarco così incredibile e straordinaria, ma direi che ho reso l’idea… Questo era il bagaglio di nozioni e informazioni che ero andata immagazzinando prima del viaggio. Una serie di dati e date che si erano bene impressi nella mia mente e che rapidamente si erano tramutati in sensazioni via via più potenti man mano che si avvicinava il momento di quello che avevo iniziato a chiamare il mio personalissimo D-day.

Arromanches les Bains, NormandiaPurtroppo, però, la parte del viaggio dedicata alle spiagge dello sbarco non è stata del tutto all’altezza delle mie aspettative, non tanto dal punto di vista qualitativo quanto da quello quantitativo. Come era facilmente prevedibile, infatti, la camminata lungo una delle spiagge dello sbarco ha suscitato in me emozioni indescrivibili, così come il “contatto” ravvicinato con i residui bellici che mi sono trovata di fronte o che si profilavano all’orizzonte ha lasciato il segno.

Arromanches les Bains, NormandiaTuttavia mi è dispiaciuto – e non poco – che un imprevisto ci abbia costretto ad invertire il programma di due giornate di viaggio, riducendo a un’oretta scarsa il tempo che il gruppo avrebbe potuto passare ad Arromanches les Bains. Meno di un’ora al posto della mezza giornata prevista da programma :-( Ti lascio immaginare la mia delusione… (se vuoi leggere le mie impressioni generali sui viaggi organizzati, clicca qui).

Arromanches Les Bains, museo dello sbarcoIl museo dello sbarco ho potuto vederlo solo da fuori, perché non c’era il tempo materiale per potergli tributare la più che dovuta visita. O meglio: avrei anche potuto visitare il museo, ma avrei dovuto rinunciare a passeggiare sulla costa e a camminare lungo e sopra quella spiaggia della Manica dove 70 anni or sono si era svolto il dramma del D-day. E io non ce l’ho proprio fatta.

Avevo immaginato e atteso quella passeggiata con una tale intensità che appena il pullman ha parcheggiato ad Arromanches il mio unico pensiero è stato quello di raggiungere la spiaggia e passare lì il (pochissimo!) tempo concesso. Tempo che ho impiegato a riempirmi gli occhi e i polmoni dei ricordi di guerra, sacrificio e libertà che ancora oggi si respirano in questa parte di Normandia. Certo, quella sensazione avrebbe potuto durare più a lungo, ma difficilmente la potenza delle emozioni che ho provato avrebbe potuto raggiungere livelli più elevati.

Arromanches les Bains, NormandiaCiò che è certo, comunque, è che la breve toccata-e-fuga di quel viaggio organizzato è stata sufficiente a convincermi – se ancora ce ne fosse stato bisogno – a pianificare senza indugi un bel viaggio (non organizzato!) in Normandia. Perché a questo punto io voglio mettere piede su Sword Beach, Juno Beach, Gold Beach, Omaha Beach e Utah Beach; voglio arrivare fino a Cherbourg e nella penisola del Cotentin; e voglio visitare i musei dello sbarco e rendere omaggio ai cimiteri militari. Perché conoscere meglio questa parte di Normandia e la sua (nostra) storia non è più solo un imperativo morale: è oramai un bisogno (st)ruggente e irrinunciabile.

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