A scuola di cucina… contadina

Eccoci, ci risiamo! Dopo qualche incontro clandestino organizzato per mantenere vivi i contatti, il gruppo dei pastaioli del lunedì si è riunito per proseguire la nostra erudizione culinaria partecipando a un nuovo corso di cucina. Questa volta abbiamo acquisito tecniche e ricette per la preparazione di tre menu con piatti tipici della tradizione contadina. E non c’è tradizione migliore se non quella di affidarci alle mani del nostro chef preferito :-)

Chef Bruno CicognaniEh già, ancora una volta è stato Bruno Cicognani ad introdurci all’arte della cucina povera, quella di una volta, alternando ricette artusiane e ricette campagnole per tre serate a tema che si sono svolte a Forlimpopoli, patria dell’Artusi, presso i locali della cucina della Torre dell’orologio. Qui abbiamo incontrato altri fan dello chef e anche se solo in tre serate siamo riusciti ad integrarci alla perfezione. D’altronde, viaggiando per la Romagna a bordo di un pullmino a 9 posti per presentarsi alle serate del corso, il gruppo dei savignanesi ha dato prova di essere già altamente collaudato quanto ad integrazione ;-)

gruppoA differenza del corso dedicato alla pasta all’uovo (se non avete letto i miei resoconti relativi a quella esperienza, partite leggendo questo post), ci siamo avvicinati alla cucina contadina in via indiretta. Era lo chef, infatti, a preparare ogni sera i cinque piatti previsti nel menu: una veloce spiegazione delle ricette trascritte in una comoda dispensa, cui seguivano tre ore di preparazione delle portate – dall’antipasto al dolce, nientemeno! – intervallate da tante chiacchiere e farcite con curiosità di ogni tipo. Non propriamente il mio tipo di corso ideale, ma le risate e il divertimento garantito dalla compagnia giusta hanno degnamente bilanciato il mio desiderio di ritrovarmi con le mani in pasta.

Una delle poche certezze che ho appreso in merito alla cucina contadina è che nonostante gli ingredienti siano pochi e semplici, il piatto che ne viene fuori è di tutto rispetto. Certo, gli intingoli preparati da Bruno erano strepitosi anche solo a vedersi… chissà se a causa o per merito della famigerata “lacrima d’olio” che accompagnava ogni ricetta ;-) Ad ogni modo, in caso di dubbio è sufficiente fare un uso smodato di aglio, cipolla, scalogno e compagnia, nonché ricorrere a tutti i legumi che vi vengono in mente per dar vita a piatti gustosi (ma sostanziosi) dall’autentico sapore contadino.

primiCome i primi piatti che si sono avvicendati nelle tre serate del corso, ottimi in tutti i sensi e da riproporre a casa al più presto: la zuppa con il soffritto e i fagioli; il riso d’oro (da un’antica ricetta rinascimentale); e la pasta all’ortolana, di gran lunga la mia preferita.

Pollo bruciatiniO come il pollo alla cacciatora, la rana pescatrice con patate e olive e il coniglio della domenica, che Bruno ha presentato come secondi piatti tipici della tradizione romagnola.

rana pescatriceIl tutto accompagnato da strepitosi contorni – più o meno elaborati e più o meno veloci da preparare, ma sicuramente di grande appeal – quali i famosi brusadén o bruciatini (che non vedo l’ora di preparare non appena arriveranno i primi radicchi di campo!); i sorprendenti fagiuoli alla guisa d’uccellini; e l’intrigante assolutamente-da-rifare tortino di petonciani, ovvero melanzane.

coniglio e petoncianiSolo gli antipasti non sono riusciti a convincermi, ma non per una qualsivoglia mancanza dello chef… semplicemente perché gli ingredienti base non incontrano per niente i miei gusti personali. Ancorché largamente apprezzati dai miei colleghi di corso, i crostini di fegatini di pollo non credo troveranno spazio sulla mia tavola, così come difficilmente vi compariranno le sarde marinate :(

antipastiUna possibilità, invece, voglio darla all’insalata croccante di arance e cotechino: non che io mangi il cotechino, ma l’idea fornita da Bruno per il recupero del cotechino che avanza è di certo interessante.

cotechinoMi hanno convinto al 100%, invece, i dolci e i dessert che hanno accompagnato le nostre serate a tema. Non dolcissima, la crema romagnola integrale alla cannella è qualcosa di fenomenale, adatta a concludere qualsiasi tipo di menu.

torta miglioInteressante anche la torta di miglio, preparata in base a un’antica ricetta emiliana, che ben si sposa con un frizzante brachetto in ogni periodo dell’anno. Divine e all’apparenza facili da ricreare le pere all’alchermes, davvero l’ideale per stupire i vostri ospiti con un dessert raffinato e di qualità.

PereInsomma, anche se diverso dal solito anche questo corso ha contribuito ad arricchire la mia conoscenza della cucina tradizionale romagnola, offrendo nuovi spunti per elaborare le mie ricette e condendo il tutto con una generosissima dose di allegria che in cucina, come nella vita, non guasta mai ;-)

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La foto della settimana: Trentino, I miss you!

C’è una ragione per cui la nostra bella Italia è chiamata il Bel Paese… e c’è una regione, in questo nostro Bel Paese, che oltre ad essere stupenda ha anche la peculiarità di esserlo in ogni periodo dell’anno: il Trentino. Io non l’ho ancora visto in pieno inverno, né l’ho esplorato in lungo e in largo – non ancora, per lo meno! – ma nonostante queste (piccole) carenze ho sviluppato una sorta di affetto profondo nei suoi confronti. Un affetto che è nato subito, fin dalla primissima volta che vi ho messo piede nell’estate del 2010. Un sentimento che poi mi ha portato spesso a ritornare sulle sue vette, non riuscendo a restarvi separata a lungo.

Non che tornando più volte in Trentino io mi sia allontanata di molto dalla Val di Sole – mea culpa – ma che posso farci se in quella valle ho lasciato un pezzo del mio cuore? Ci sono posti, in Val di Sole, che ho addirittura voluto visitare in più occasioni, nella rassicurante certezza di sentirmici ogni volta come a casa e con il curioso timore di trovarvi ogni volta delle differenze tali da non riconoscerli affatto. Parlo del Lago di Pian Palù, del Sentiero degli Gnomi, del Lago dei Caprioli, di Pejo Fonti, della Malga Bassa.

Lago dei CaprioliE’ già successo più volte che, pur scegliendo mete diverse dal Trentino per le vacanze estive, io sia riuscita a riservarmi almeno un weekend lungo per ritornare durante l’anno. Ed è proprio in questo periodo, con l’avvicinarsi della Pasqua e dei ponti di primavera che il richiamo del Trentino si fa solitamente più forte. Quest’anno la sua potenza è addirittura intensificata da un autoimposto divieto, ovvero dalla consapevolezza che non potrò concedermi alcun tipo di vacanza, breve o lunga che sia. Sto infatti per entrare nel bellissimo mondo dei debiti trentennali – quei simpatici debiti altrimenti detti mutuo :-) – e almeno per quest’anno non credo che riuscirò a combinare le spese legate all’acquisto del “nido” con le vacanze estive e le gite fuori porta cui mi ero così facilmente abituata negli anni passati.

Comunque non mi sto assolutamente lamentando, né! E’ solo che nei giorni scorsi mi sono ritrovata spesso a pensare quanto mi manca il Trentino. Certo che la chiusura dell’ufficio nella settimana dopo Pasqua richiederebbe proprio un bel viaggetto… e per me quel viaggetto avrebbe una meta ben precisa: ovviamente il Trentino! E mentre sogno ad occhi aperti un ritorno in Val di Sole, sfoglio le fotografie accumulate nel corso degli altri viaggi e mi rendo conto che se è vero che un pezzo del mio cuore è rimasto lassù, è altrettanto vero che un pezzo di Trentino lo custodisco gelosamente e costantemente nel cuore ;-)

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Ritrovare se stessi tra i Monti Sibillini e l’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra

Ieri ripensavo alle Marche e al Parco Nazionale dei Monti Sibilllini. Mi è tornata in mente la gita che abbiamo fatto l’anno scorso a Castelluccio di Norcia (la prima uscita con il mio cugi-nipote!), anche se in realtà Castelluccio non è una località propriamente marchigiana… si trova però sempre sui Monti Sibillini, giusto al di là della linea immaginaria che segna il confine tra Marche ed Umbria ed è la località che ha segnato la mia prima tappa sui Sibillini. Per questo nel zig-zag dei miei pensieri la associo alle Marche… non perché abbia particolari velleità nel voler ridisegnare la geografia d’Italia, anche perché al liceo (e purtroppo pure in seguito…) ho dato prova di essere veramente una capra in tale materia :-(

Ad ogni modo, per chiudere il cerchio delle mie peregrinazioni cerebrali manca la parte in cui vi spiego come si passi nella mia mente da Castelluccio alle Marche. Il passo per fortuna è breve: quando abbiamo organizzato le vacanze marchigiane della scorsa estate, abbiamo cercato in rete – e chiesto in giro – consigli e suggerimenti su come intervallare le rilassanti ore passate al mare trovando rifugio sulle vicine località dell’Appennino. Ne era venuto fuori proprio un bel pacchetto, che in un’assolata mattinata di agosto ci ha portato ad affacciarci ancora verso i Sibilini, questa volta da San Ginesio.

A farmi rimanere in contatto con la natura – e a farmi riprendere, al contempo, i contatti con il mio io più profondo – ci ha pensato un’altra oasi naturale nonché rifugio spirituale marchigiano non lontano dai Sibillini: l’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra. Eravamo di ritorno da San Ginesio e ci siamo fermate presso quella che abbiamo scoperto essere una delle abbazie cistercensi meglio conservate nel nostro Paese. Fondata nel 1142 da un gruppo di monaci cistercensi, i quali osservavano la regola benedettina “Ora et labora”, l’Abbazia prosperò nel corso di tre secoli fino ad arrivare ad avere possedimenti anche fuori dalle Marche (addirittura a Rimini, pensate un po’!); perse l’autonomia in seguito a un saccheggio nel 1422 e venne affidata a cardinali commendatari, prima, e ai Gesuiti, poi. Oggi l’Abbazia è di proprietà della Fondazione Giustiniani Bandini, che nel 1985 ha invitato i monaci cistercensi a fare ritorno al monastero.

Abbazia di Chiaravalle di Fiastra

Abbazia di Chiaravalle di FiastraOltre alla Chiesa abbaziale dedicata alla Vergine Maria, vero e proprio simbolo dell’architettura cistercense la cui facciata è semplicemente deliziosa, ciò che mi ha colpito di più è stato il Chiostro. Elemento ristrutturato dai cardinali commendatari alla fine del 1400, ancora oggi esso unisce idealmente e fisicamente gli ambienti principali della vita monastica: la Sala del capitolo, dove i monaci si radunavano ogni mattina per la lettura della Regola;

Abbazia di Chiaravalle di Fiastrale grotte, dove si conservavano le derrate alimentari; le cantine, edificate dai Gesuiti per la lavorazione dell’uva e dove oggi è allestito il Museo del vino; la Sala delle oliere, utilizzata per la conservazione dell’olio di oliva e dove oggi è ospitata una raccolta di reperti archeologici provenienti dalla vicina città romana di Urbs Salvia (Urbisaglia); il cellarium, adibito dai monaci a magazzino e deposito; il refettorio dei conversi (questi erano religiosi laici che avevano pronunciato i voti, ma la cui vita monastica era più orientata al lavoro manuale piuttosto che alla partecipazione liturgica), dove si può ammirare un uso creativo delle rovine provenienti da Urbisaglia.

Abbazia di Chiaravalle di Fiastra La suggestiva atmosfera di spiritualità che si respira ovunque attardandosi lungo il perimetro del chiostro e la solitaria compagnia degli archi che indirizzano lo sguardo verso il pozzo ottagonale al suo centro spingono naturalmente verso l’introspezione, alla ricerca – anche inconsapevole – di momenti di raccoglimento e contemplazione che fanno bene al cuore e all’anima.

Riserva Naturale Abbadia di FiastraE dopo aver recuperato se stessi tra le mura del complesso abbaziale, non c’è niente di meglio che tornare a riscoprire i delicati legami che da sempre tengono uniti l’uomo e la natura con una visita alla Riserva Naturale Abbadia di Fiastra. I percorsi che conducono alla scoperta degli ambienti naturali sono vari e variegati: si può infatti approcciare l’intero territorio a piedi, in bicicletta o a cavallo durante una visita che può costituire un perfetto invito per una gita domenicale di primavera.

Solo a scriverne a me è venuta voglia di ritornare in questa splendida oasi di serenità. Che ne dite, ho convinto anche voi che vale la pena farci un salto?

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La foto della settimana: Milano, Milano è una bella città

“Milano, Milano, è una bella città
Si beve, si mangia, l’amore si fa…”

Chi se la ricorda questa filastrocca sulla città meneghina? Da bambina era una delle mie preferite per fare la conta e decidere i ruoli nei vari giochi di gruppo che ci vedevano protagonisti per le vie del mio quartiere :) Non so come mi sia tornata in mente oggi… di sicuro è spuntata dall’album dei ricordi insieme ad altri ricordi – questi un po’ più recenti – dei miei trascorsi nel capoluogo lombardo.

Qualche giorno fa, infatti, mi trovavo in stazione a Bologna (dove ormai mi reco con regolarità, due volte a settimana) e mentre scendevo dal treno sono stata folgorata da un pensiero improvviso che mi ha riportato direttamente in Stazione Centrale a Milano. Da lì all’insorgere di una certa malinconia per la bella Milano il passo è stato breve. Ad essere del tutto onesta, non avrei mai creduto possibile che il mio subconscio potesse lanciare un messaggio di questo tipo… messaggio che poi è stato pure raccolto dal lato conscio del cervello traducendosi nel pensiero “Oddio, mi manca Milano”. E’ stata una sorpresa perché non ho mai razionalmente riconosciuto Milano come la mia città del cuore, ma a quanto pare invece lo è eccome!

MilanoDa quella fatidica mattina a Bologna non faccio altro che pensare a lei, a Milano; soprattutto a quanto mi piacerebbe tornarci, dato che manco dalla città ormai da un po’. E poiché dalle mie parti sembra che in questi giorni sia esplosa la primavera, non riesco a togliermi dalla mente l’idea di quanto debba essere ammaliante Milano proprio adesso, magari con i primi fiori che sbocciano a regalare una nuova prospettiva, più romantica e inaspettata, agli angoli caratteristici della città. Un po’ come quando l’anno scorso, più o meno in questo stesso periodo, a passeggio per la città abbiamo trovato i tulipani (niente meno che i miei fiori preferiti!) ad ingentilire il profilo della torre del Castello Sforzesco. Una meraviglia :)

Probabilmente il mio ricongiungimento con la bella Milano dovrà aspettare ancora un po’, dal momento che sono “in altre faccende affaccendata” (le stesse faccende che ultimamente mi stanno tenendo lontana pure dal blog…) e l’idea di un viaggetto, così come di un weekend fuori porta, si ritrova momentaneamente in stand-by. Però si può sempre viaggiare con le immagini e questa settimana faccio finta di essere tornata per qualche istante in quella bella città, dove si beve, si mangia, l’amore si fa

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La foto della settimana: a San Marino tra il genio Leonardo e il profilo di Dante

Ieri ho passato il pomeriggio all’estero: senza bisogno di salire a bordo di un aereo o di controllare la validità del passaporto, in meno di un’ora ero oltreconfine a San Marino. Come ho già detto tempo fa, la vicinanza del micro-stato straniero alla Romagna fa bypassare ai miei pensieri concetti quali dogana, frontiera e confine, tanto che mi sono ricordata di non trovarmi più in Italia solo quando mi è arrivato sul cellulare un messaggio Wind che mi ricordava le tariffe e i costi per le chiamate verso l’Italia.

Motivo del transitorio espatrio? La visita alla mostra “Leonardo 3 – Il mondo di Leonardo”. Essendo l’ingegno del maestro vinciano uno degli stimoli più grandi di sempre per la mia psiche, in quanto genera un’ammirazione che sfocia ogni volta in aperte dichiarazioni d’amore, non vedevo l’ora di ritrovarmi immersa nella vita e nelle opere di Leonardo, per assaporare ancora una volta quella straordinaria magia che immancabilmente rapisce la mia anima quando sono a contatto con il futurista talento del Genio. Magia che si è riproposta anche ieri, mentre mi aggiravo per le sale del Centro Congressi Kursaal contemplando le ricostruzioni di opere quali la Bombarda multipla, l’Automobile Robot, il Soldato Robot, la Vite aerea, il Grande Nibbio, cercando di comprendere i meccanismi che ne stanno alla base e tentando di ricostruirle attraverso le stazioni multimediali. Interazione in 3D garantita anche per sfogliare gli appunti di Leonardo contenuti nel Codice Atlantico, nel Codice del Volo, nel Manoscritto B o per scoprire dettagli e particolari reconditi di due tra le più famose rappresentazioni artistiche del Maestro, ossia La Gioconda e L’Ultima cena.

In maniera molto intelligente, la mostra è stata suddivisa in più location per conciliare l’incontro ravvicinato a Leonardo con una passeggiata alla scoperta di San Marino. Se il 95% delle opere esposte è concentrato presso il Centro Congressi Kursaal, infatti, alcune postazioni tematiche sono state collocate presso la Prima e la Seconda Torre, il Museo di Stato e il Palazzo del Governo. E se non fate in tempo a vedere tutto in un’unica visita (noi abbiamo dedicato 3h e ½ solo al Kursaal), entro al fine della mostra (16 Marzo 2014) potrete ritornare in momenti successivi a godervi le esposizioni che avete mancato.

Io tornerò di sicuro, anche perché la visita alle Torri regala sempre sensazioni meravigliose, per lo meno pensando agli scorci paesaggistici sull’Adriatico e sulla Valmarecchia che si godono dall’alto del Monte Titano. E mentre siete all’estero, passeggiando per le salite e le discese della piccola città-stato, potrebbe capitarvi di restare sorpresi da un tramonto come quello della foto che ho scelto per oggi. Un tramonto particolare e di tutto rispetto, perché il sole morente accende di luce il Monte Aquilone riportandoci a diretto contatto con un altro grande personaggio italico che ha soggiornato in Valmarecchia: non è un caso se quel monte viene chiamato “profilo di Dante”… vi dice niente?

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